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Lo sciopero della fame non è una fake new, non è uno scherzetto da commentare – Leggi anche su ambulatorio pneumologia

1 Settembre 2021   Notizie
 

Per il momento, non considerando le battute inopportune quanto ipocrite della direzione dell’Asst di Lodi, e le intromissioni giornalistiche squinternate quanto risibili, riguardanti lo sciopero della fame del segretario Confsal, Stefano Lazzarini, è apprezzabile lo sforzo concreto del Movimento Cinque Stelle ed anche quello di una Consigliere Comunale di Codogno che ha sostenuto sempre le ragioni del nostro impegno, proponendo soluzioni e non, al contrario, vecchi bla-bla-bla e commenti irriguardosi ovvero scemenze di infimo livello.

E’ chiaro che lo sciopero della fame non potrà durare all’infinito e che una soluzione andrà trovata se si aprirà la coscienza alla volontà di esaminare le ragioni che lo sostengono.

Benvenuto dunque il Movimento Cinque Stelle , la Consigliere Comunale di Codogno e, benvenuti quanti altri, giornalisti compresi, con coraggio si vorranno esporre per proporre al più presto soluzioni concrete senza ricorrere a  una cretina demagogia che è un insulto ed uno schiaffo per chi soffre. Gli imbecilli invidiosi… almeno, tacciano se non aprono il loro cuore.

Forse costoro, gli invidiosi, non si accorgono di essere sullo stesso piano del datore di lavoro che nega perfino l’evidenza contro chi sciopera per difendere lavoratori ed utenti (per esempio sulle resse agli ambulatori mentre covid-19 imperversa) e costoro, inoltre, non riprendono il datore di lavoro che non riconosce l’indennità malattie infettive ai lavoratori degli ambulatori.

Grazie.

Confsal -Lodi

 

LA VERGOGNA DELL’AMBULATORIO DI PNEUMOLOGIA. CHISSA’ SE DOPO AVER SCRITTO CHE IL SINDACATO SOLLEVA POLVERONI CON NOTIZIE NON VERITIERE, IL DIRETTORE GENERALE ASST DI LODI – ALLA CHITICHELLA, MA CON RABBIA – STUDIERA’ LA DENUNCIA E VI PORRA’ RIMEDIO COME HA FATTO DOPO FERRAGOSTO PER L’ACCALCARSI DELLE VISITE AI POLIAMBULATORI ?
LEGGI LA NOTIZIA!

 

 

OSSERVA… E TACI. 

CONTINUA SOTTO…

Si fa presto a dire fame
Pannella digiuna di nuovo
Intervista di Valeria Gandus a Marco Pannella
Panorama, 10 agosto 1981

 

Dal 20 agosto smetterà di mangiare fino a quando non avrà la
garanzia che qualcosa verrà fatto per aiutare alcuni milioni di
affamati in tutto il mondo. In questa intervista Marco Pannella
parla del suo “ennesimo” digiuno e delle polemiche che provocherà. La gente sapeva, prima che morisse, perchè Bobby
Sands digiunava, non sa invece niente delle ragioni per cui i
radicali praticano l’estrema arma della nonviolenza. Lo sciopero della fame nonviolento non è un suicidio. Le nostre lotte presuppongono e nutrono speranza, non disperazione.

Di’ la verità, Pannella, non ti vergogni un pochino a iniziare
questo ennesimo digiuno a base di cappuccini dopo che in Irlanda i militanti dell’Ira sono andati fino in fondo?
Fino in fondo alla loro follia di terroristi o di soldati… Ma
non accetto il tono della domanda né la domanda stessa. Non si
tratta di vergogna o di fierezza. Quel che so è che i grandi nonviolenti, Gandhi, Martin Luther King non sono morti di digiuno, ma di piombo, piombo di pistola e piombo di stampa. Rischiavano la vita contro la morte, non la morte contro la vita.
Ma gli irlandesi…
Rispettiamoli e aiutiamoli, per le ragioni che hanno, non per
il loro sacrificio. Essi accettano l’assassinio politico e lo praticano, arruolati in un esercito sia pure clandestino. Per la causa,
se viene ritenuto necessario, se non possono più immolare corpi
di altri, immolano il loro. Per convinta disciplina di soldati, per
l’indipendenza, per quel che vuoi… Sono episodi cupi, tragici,
veri inni alla morte come strumento di vittoria contro gli altri.
Ma anche una dimostrazione…
Quale?
I violenti ridicolizzavano, fino a pochi anni fa, la nonviolenza, i digiuni, come espressioni di anime imbelli. Oggi si rendono conto, che la nonviolenza può essere un’arma efficace, e
tremenda. Un estremo ricorso quando la violenza si rivela inutile. Ma in realtà usano in modo violento armi nonviolente: così
continuano a dover morire e a dover ammazzare.
La gente, l’opinione pubblica, però, è rimasta profondamente colpita e commossa dai digiuni mortali degli irlandesi, mentre appare sempre più tiepida nei confronti di quelli, ormai numerosissimi e non mortali, dei radicali…
Tu parli dell’opinione pubblica. Ma di quale? Quella informata, o quella disinformata dalla stampa?
Oddio, non attaccherai di nuovo a lamentarti che radio, televisione, giornali non danno spazio alle vostre iniziative…
E invece confermo – e i lettori sono dei buoni testimoni – che
in Italia dei nostri digiuni non si sa mai bene né le condizioni,
né gli obiettivi. Dico mai. Anche prima che Boby Sands morisse si sapeva perché digiunava, ma non perché Bonino, Aglietta,
Cicciomessere e tanti altri stavano digiunando (era per potenziare la sicurezza carceraria, e difendere professionalmente e
umanamente gli agenti di custodia). E soprattutto non si devono
conoscere le conquiste incredibili che abbiamo fatto con la nonviolenza, i digiuni, per oltre 15 anni.
Se permetti c’era una certa differenza tra Boby Sands (che si
sapeva per certo destinato a morire) e l’ennesimo digiuno del
solito gruppo di radicali…
Lo vedi, anche tu dici “ennesimo” digiuno, in senso spregiativo…
Ma perché non ti chiedi come mai viene usato questo aggettivo? Non ti sorge il dubbio che la gente sia un po’ stufa?
Anch’io. Lo sto ripetendo: non ci si può interessare a quel
che si ignora e di cui si legge tutt’al più: “Ennesimo digiuno radicale”, punto e basta. Gli raccontate come De Michelis si ma-
schera a carnevale e se Longo starnutisce. Ma le foto – quanto
eloquenti! – dei radicali in digiuno, guarda caso, non si vedono.
Mi risulta comunque che anche all’interno del Partito Radicale ci siano dissensi sull’uso così frequente dell’arma del digiuno. Marco Boato, per esempio, sembra non crederci più…
Boato è un caro compagno. Ma non fa parte, né ha mai fatto
parte, del Partito Radicale. Personalmente lui ha – credo – anche
digiunato una volta, ma la corrente politica cui appartiene o dalla quale proviene – quella di Lotta Continua – ha tutt’altra storia
dalla nostra, e sui digiuni ha a lungo ironizzato…
Oggi sono altri a fare dell’ironia. Sull’autenticità dei tuoi
digiuni, sui famosi cappuccini che ti concedi in quei periodi,
per esempio. Circolano le voci più strane: che ci metti dentro
chissà che cosa…
Il digiuno ha una sola, controvertibile prova evidente: le fotografie, e un’altra lo è meno ma è altrettanto e ancor più scientifica: le analisi e le diagnosi dei medici. I bollettini medici li
abbiamo sempre resi pubblici. Noi ma non la stampa. Quanto
alle foto vi prego di pubblicarne qualcuna. Ripeto: se la serietà
dei digiuni nonviolenti si misura con la morte, allora Gandhi,
Martin Luther King non erano seri, non digiunavano, non erano
nonviolenti. La verità è che un digiuno è innanzitutto il bruciare
delle cellule, l’invecchiamento accelerato di tutti gli organi, a
cominciare da quelli cerebrali. Gli occhi, i capelli, i denti, il
cervello e tutti, tutti gli organi a ogni giorno di digiuno “vivono”
ben altro che un giorno. E più si va avanti e più accelerato è il
processo. Vi sono poi vari tipi di digiuno, tutti egualmente seri:
i prigionieri nelle carceri, lo stesso Gandhi, Danilo Dolci, in genere digiunavano a letto, risparmiando al massimo le energie.
Noi invece raddoppiamo gli sforzi, non risparmiamo energie ma
anche non ci debilitiamo a letto, abbiamo una attività straordinaria proprio per ottenere ogni volta gli obiettivi che ci prefiggiamo e che consistono sempre nell’esigere che il potere rispetti
la sua propria legge, non che subisca la nostra volontà. Se poi
prendiamo tre cappuccini il conto è presto fatto: 40 calorie di
latte, cento di zucchero. Se mettiamo nel conto la nostra attività
siamo più che pari. Perché allora li prendiamo? Tentiamo di
evitare che il primo organo colpito sia il cervello, il sistema che
ha più bisogno di zucchero. Di evitare il rischio di restare “nonmorti”, oggetti con la sola parvenza di vita: dei morti che si ignorano. Vogliamo fino all’ultimo, se possibile, essere coscienti
di quel che facciamo, continuare o smettere. E vogliamo resistere nella lotta al meglio e più a lungo possibile.
A me sembra che il tuo cervello funzioni benissimo…
Non scherzare. Come funzionerebbe altrimenti? Tu, tu, che
ne sai? Ma la “natura” è anche un miracolo continuo. Posso fare
un’ipotesi? Noi non utilizziamo in genere che una percentuale
del potenziale cerebrale che abbiamo. E se con un digiuno si
perdesse sì una parte di potenziale cerebrale, ma quel che resta
venisse utilizzato in percentuale molto superiore?
Oltre allo zucchero prendi anche qualcos’altro?
Vitamine, sali minerali, l’ho già detto…
Ma allora che digiuno è?
Lo sciopero della fame nonviolento non è suicidio. Non è
autodistruzione. Per i nonviolenti non è una sorta di olocausto,
come per gli irlandesi. Smettiamo di cibarci, nutrirci, non di curare in ogni modo possibile la nostra esistenza, il nostro stesso
organismo. Tutto quel che non è cibo, che non è caloria, che
non nutre energeticamente, cioè minerali, vitamine, acqua in
particolare, che aiuta la resistenza del corpo, della vita, tutto
questo è giusto e doveroso prenderlo. Gandhi prendeva sale.
Cerchiamo, speriamo di resistere per battere la violenza contro
la quale stiamo letteralmente “dando corpo”, oltre che parola,
scritti, dialoghi, lotta, attività, organizzazione, predicazione anche. Le nostre lotte presuppongono e nutrono speranza, non disperazione…
Quale tipo di speranza?
Di convincere non di vincere. Ma non certo quella di convincere gli altri a subire le nostre tesi. Chiediamo in genere al
potere di rispettare lui per primo le leggi che impone. Le nostre
battaglie per i diritti civili, il divorzio, l’aborto, mai una volta
sono state fatte sfidando il Parlamento ma per far applicare leggi e regolamenti già esistenti.
E questa volta, con lo sciopero della fame che inizierai il 20
agosto che cosa ti proponi di ottenere?
È terribilmente semplice: la sopravvivenza per dodici mesi
di almeno un decimo delle persone che nel 1982 stanno per essere sterminate dalla fame. È terribilmente semplice e terribilmente facile e poco costoso: basterebbero la volontà politica di
farlo e meno, molto meno forse di 15 mila miliardi di lire. La
commissione Carter affermava che con 12 mila miliardi di lire
in un anno si possono pagare tutti i cereali necessari a impedire
la morte per fame e malnutrizione di oltre trenta milioni di persone all’anno. Io sono meno ottimista, ma i fatti, i dati sono incontrovertibili. Quest’anno si spenderanno in armamenti almeno
650 mila miliardi di lire. Basterebbe spendere qualche spicciolo
in meno, per salvare decine di milioni di donne e uomini. Se la
gente sapesse. Invece i potenti sanno, ma hanno paura che si
sappia. Non c’è che Pertini che grida il suo sdegno, la sua pena… e qualche pontefice. Ma quel che è più atroce è che da
MacNamara a Brandt, dalla Banca mondiale a tutti gli enti specializzati tutti concordano con l’affermazione che solo investendo nel salvataggio, del Terzo e del Quarto Mondo, investendo
nello sviluppo, l’Occidente può uscire dalla crisi economica e
sociale che l’attanaglia… Uno fra i nostri problemi è di far sapere – lottando per questo – che è possibile, quasi facile, superare
questo flagello, interrompere questo sterminio.
E come?
Faccio mio quello che dicono, ingiungono i Nobel.
E cioè?
Loro sostengono: bisogna votare in un modo diverso, fare
variazioni di bilancio, nuove leggi, e usare “poche ma durature
armi: quelle della democrazia politica, le grandi azioni nonviolente gandhiane”. Perché altrimenti questa cifra di morte diventa una cifra obbligata nel nostro avvenire. Insomma, come ha
detto Pertini commentando il manifesto del Nobel, bisogna “insorgere”, un’insurrezione nonviolenta, naturalmente.
E che voi praticate già da molto tempo…
Sì, e con dolore. Constato che siamo l’unico partito in Europa e forse nel anche mondo ad aver fatto di questa lotta una
priorità assoluta: come i Salvemini, i Rosselli, gli Ernesto Rossi
negli anni Trenta contro le barbarie nazi-fascista. Forse – e per
ora – con minor merito ma con maggior successo di loro, se da
tutte le sedi internazionali più prestigiose ci giungono incoraggiamenti, se il Senato belga ha votato all’unanimità un documento che avevamo ispirato, se in dieci Parlamenti si stanno discutendo le nostre iniziative, e proposte.
Tornando al tuo digiuno, che cosa chiedi, quali sono i punti
irrinunciabili?
Interromperò lo sciopero della fame solo quando avrò la garanzia della sopravvivenza per 12 mesi di circa un decimo (un
quindicesimo, vedremo) delle persone che altrimenti, è certo,
sono sul punto di morire nel 1982. Altri dovrà occuparsi degli
altri nove decimi.
È un calcolo difficile da fare.
Sì, e infatti stiamo lavorando con dei demografi per fare un
po’ di chiarezza sui numeri. Ma restiamo pur sempre fra i tre e i
quattro milioni di persone.
Ma concretamente come potrebbe rispondere un governo fra
quelli cui ti rivolgi in tutto il mondo?
Facciamo un’ipotesi. Il governo annuncia “urbi et orbi” che
intende assicurare la salvezza di 4 milioni di persone. Deve avere il tempo di organizzare questo intervento d’emergenza
sull’arco di 12 mesi. Per questo propongo la data del 1° gennaio la nonviolenza
per l’inizio dell’operazione. Il presidente del Consiglio riunisce
un comitato di pochi ministri (Difesa, Esteri, Sanità, Lavori
pubblici) e i capi di stato maggiore: nei giorni successivi convoca a Roma i direttori generali delle agenzie specializzate, una
decina di personaggi prestigiosi, che accorrerebbero. Penso che
il segretario dell’Onu Waldheim sarebbe della partita… con i
cibi e i medicinali, dovrebbero sbarcare utensili, si dovrebbero
creare infrastrutture, fornire progetti e piani, investimenti pubblici e privati per il breve, medio e lungo termine. I cassetti di
dieci organizzazioni sono pieni di documenti su quel che si dovrebbe fare e quel che non si dovrebbe fare…
Avete in mente un piano di intervento?
Sapremmo benissimo cosa fare, se fossimo al governo o il
governo. Ma non vogliamo commettere l’errore di metodo di
stabilire confronti o negoziati sulle procedure operative o sui
progetti. L’obiettivo è realistico, chiaro, necessario e su questo
dobbiamo applicarci e confrontarci. Se ci si chiedesse un’opinione o di associarci anche al lavoro di attuazione della decisione,
probabilmente – a certe condizioni – lo faremmo. Il problema è
nella decisione. Lo sterminio può subito essere circoscritto.
Ma con quali mezzi? Quanti soldi ci vorrebbero?
Con tutti i mezzi: militari, innanzitutto (ovviamente disarmati); e poi finanziari: il che significa anche una serie di operazioni volte a sostenere l’economia del Paese anche nei confronti di
terzi. Per il danaro servirebbe meno, per il nostro obiettivo, forse molto meno, di 10 mila miliardi di lire. Mi vergogno quasi a
farlo notare: ma sarebbe compatibile perfino con l’attuale corsa
agli armamenti. Si convertirebbe solamente gran parte della
spesa militare, quella operativa. Quest’anno la politica ufficiale
investirà circa 670 mila miliardi di lire in armamenti: se si investissero alcune decine di miliardi di dollari per salvare dallo
sterminio coloro che a oggi sembrano condannati, si starebbe
pur sempre in una percentuale irrisoria.
Ma per l’Italia la cifra resterebbe di per sé notevole.
Di per sé, certo. Quel che chiediamo, per ora, equivale
all’ingaggio di un paio di migliaia di divi del calcio o al pagamento di altrettanti riscatti. Ma la posta, mi sembra, vale il gioco: quattro milioni di donne e uomini strappati alla morte, non
duemila. Se la gente sapesse: cinquemila miliardi di lire è il
prezzo di due sottomarini atomici in costruzione negli Usa. Due
sottomarini da una parte, quattro milioni di sterminati per questo dall’altra.
E tu scioperi proprio per questo dunque: per convincere “i
potenti”, come li chiami, ad assumersi le loro responsabilità…
… consentendo alla gente che li elegge di sapere, tentando di
informarla. Non so se ce la farò, se i radicali ce la faranno. Per
quanto mi riguarda è bene esser chiari. La cosa più probabile è
che moralmente io non ce la faccia e, in qualche modo smetta…
poi che ci resti, senz’avercela fatta… poi farcela. Come sempre,
con la nonviolenza, si gioca il possibile contro il probabile.
Quante incertezze! Ma come, non sei ormai un esperto di digiuni?
E allora? Gli “esperti” della guerra non muoiono, non perdono? Non siamo macchine, non robot programmati, non fanatici.
Siamo gente come ogni altra. Il minimo che sai ti possa accadere, in un digiuno, è che anni di vita siano bruciati con le cellule
che bruci ogni settimana, che tutto in te – anche l’intelligenza –
invecchi, si logori. Hai i momenti di scoraggiamento. Hai momenti di apparente “saggezza”: ma chi te lo fa fare? Ma chi ti
credi di essere? Ma è una follia, hanno ragione quelli che si rassegnano… forse, ormai, si è già ottenuto molto… forse ne abbiamo già salvati milioni in questi anni… Occorre, credimi, intelligenza e cuori tersi, di cristallo. E ideali precisi, profondi.
Ecco perché ti dico consapevolmente – non avendo in me che la
felicità di vivere – che l’ipotesi più probabile è che moralmente
io non regga.
Ma hai lo stesso fiducia nella riuscita di questa azione nonviolenta?
I dubbi sono su me stesso. Ho fiducia che questa azione sia
giusta e necessaria. Soprattutto ho speranza. Il dover essere è
altro che l’assolvere doveri. E poi, ora, i Nobel hanno chiesto,
mi hanno chiesto di farlo, esplicitamente. A giudicare dalle reazioni di queste settimane, un po’ ovunque, nel mondo e in Italia,
c’è speranza, oggettivamente. E poi si deve riuscire. O noi o altri dopo di noi. O sarà la fine forse per tutti.
In questi ultimi tempi si fa un gran parlare della vita ma secondo te quanto è radicato nella gente il concetto che la vita è “sacra”?
Lo sto ripetendo da tre anni: come facciamo a esser credibili
quando dinanzi all’infamia terroristica o alla morte per droga dichiariamo che la vita è sacra? Come attenderci che ci si muova
per la casa, per l’occupazione, per la giustizia, per le pensioni,
per il Sud e via dicendo, se lasciamo che si dilapidino somme
folli in armi e si lascino sterminare mezzo miliardo di uomini e
donne in un decennio? Come si può far temere anche ai potenti
la follia della guerra, se li si lascia compiere questo olocausto
senza precedenti, questa barbarie inedita nella storia? Lo ripeto:
con che faccia andiamo a dire che la vita è sacra al ragazzo che
abbiamo cresciuto e che si buca, all’altro che gioca da infame
all’angelo sterminatore e assassina in nome della giustizia? Come possiamo parlare della vita finché continua questo sterminio?
La gente capirà, si convincerà?
Sono sicuro che se dieci persone si trovassero di fronte a due
ragazzini che rischiano di morire, una almeno sarebbe subito
disposta a dare la sua vita al posto della loro. Qui ci sono invece
quaranta milioni di creature sterminate all’anno e non si chiede
a nessuno di morire ma anzi di difendere, con quella degli altri,
la propria esistenza. Se la gente sapesse, se fosse informata, in
Italia e nel mondo – come su Alfredino 2
o sulle nozze principesche a Londra – lo sterminio per fame sarebbe già finito da dieci
anni almeno.
Tu contro questo sterminio parli. E digiuni. Sei disposto anche a morire?
Tu vuoi sapere se con questo sciopero della fame metto in
conto anche la morte. La risposta è sì: la mettiamo in conto tutte
le mattine, quando usciamo di casa per immergerci in questo
mondo.

2 Nel 1981 a Vermicino (Roma) Alfredo Rampi, detto Alfredino, di
anni 6, caddè in un pozzo e morì dopo tre giorni di tentativi di salvataggio. La RAI fece una diretta durata 18 ore.