Critone, discepolo di Socrate più per affetto che per comprensione reale della sua dottrina, è il personaggio protagonista dell’omonimo dialogo platonico dove si descrivono i suoi tentativi di far evadere dal carcere il maestro prospettandogli la derisione popolare e l’accusa ai suoi amici di non averlo aiutato a fuggire. Ma Socrate riporta Critone alla ragione: l’opinione che vale è quella di chi sa, di chi è saggio, non del popolo, che non riesce a carpire la Verità che è quella di accettare la condanna poiché «è meglio subire ingiustizia piuttosto che farla».Egli non vuole violare quella legge che ora pur ingiustamente lo condanna a morte ma che egli aveva prima esaminato e accettato di rispettare. 

Non il vivere è da tenere in massimo conto, ma il vivere bene…E il vivere bene è lo stesso che il vivere con virtù e con giustizia.
(Critone)

Passare per uno che tiene più al denaro che agli amici: cosa mi potrebbe capitare di peggio?       
(Critone)

Neppure se si subisce ingiustizia si deve rendere ingiustizia, come, invece, crede la gente, perché per nessuna ragione si deve commettere ingiustizia.
(Critone)