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E i molti lavoratori stanno a guardare affannosamente lo smartphone da mattino a sera ? Poi vanno pure a votarli!

29 Agosto 2020   Notizie
 

Entusiasmo nel centrodestra per la designazione di Carlo Bonomi alla presidenza di Confindustria. La felicità si taglia a fette soprattutto tra i leghisti e i forzisti. Molto più guardinghi i parlamentari della maggioranza, soprattutto dopo le critiche che Bonomi riserva al governo per la gestione dell’epidemia da coronavirus. Ma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (Pd) tende la mano: “Siamo pronti al dialogo e alla collaborazione”, dice.
“Ci sarà bisogno di tutti, e a maggior ragione di imprenditori e industriali coraggiosi per far ripartire il nostro Paese”. Così il leader leghista Matteo Salvini, via Twitter.
Il deputato leghista Paolo Grimoldi – commissario del partito in Lombardia – applaude alla designazione di un presidente che arriva dalla nostra regione. “Siamo noi – spiega – a produrre il 30% del Pil e il 40% dell’Export italiano”.

Attilio Fontana, governatore della Lombardia, vede l’arrivo di Bonomi con un punto a favore del riscatto della regione: “Il fatto pdi avere ai vertici di Confindustria un presidente della nostra regione è un motivo di soddisfazione in più. L’importante maturata a Milano gli consentirà di ricoprire questo incarico con quella concretezza tipica dei lombardi”.

In una nota, Giorgia Meloni (presidente di Fratelli d’Italia) garantisce “piena collaborazione con chi crea occupazione e rappresenta il made in Italy nel mondo. E saremo ancora più determinati nell’impegnarci per vincere tutti insieme le difficili sfide che attendono l’Italia nei prossimi mesi: far ripartire l’economia e tutelare le imprese e il lavoro”.

Silvio Berlusconi si fa vivo attraverso Instagram: “Buon lavoro a Carlo Bonomi, chiamato a svolgere un compito che oggi è particolarmente delicato. Sono certo che saprà farlo con l’autorevolezza che ha dimostrato alla guida di Assolombarda”.

Confindustria, il lombardo Carlo Bonomi è il nuovo presidente

Ecco Gualtieri: “La designazione di Bonomi a presidente di Confindustria arriva in uno dei momenti più impegnativi della storia italiana del dopoguerra. Le aziende e i lavoratori italiani si trovano di fronte a una sfida senza precedenti: sconfiggere il virus, proteggere la nostra capacità industriale e gestire una graduale ripresa delle attività produttive in condizioni di sicurezza”.
“Sono convinto che il dialogo e la cooperazione con Confindustria proseguirà in maniera proficua per consentire al Paese di raggiungere l’obiettivo comune di superare questa crisi e costruire le condizioni per la ripresa”.
Nicola Zingaretti si augura che il Paese mantenga quello spirito unitario che ha aiutato, a suo parere, nelle settimane più drammatiche della pandemia:  “Confido – dice il segretario del Pd – che le imprese saranno protagoniste della ricostruzione di un clima unitario e di concordia per favorire la ripartenza.
“Ognuno facendo la propria parte e svolgendo al meglio il proprio ruolo – è l’appello di Zingaretti – uniamo le forze, faremo un’Italia piu’ forte con investimenti e attenzione alle imprese da salvare oggi e da rilanciare domani.
Da Italia Viva, batte un colpo il deputato Michele Anzaldi:  “L’elezione di Carlo Bonomi potrà rivelarsi una scossa importante anche per la politica. L’allarme lanciato dal neopresidente sulla politica che non sembra in grado di decidere e quindi si affida ad una pletora di comitati, task force, commissari, consiglieri e consulenti, senza peraltro dare loro potere decisorio, coglie nel segno”.

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Dato che riguarda “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia”, il decreto che interessa più direttamente l’insieme dei lavoratori è certamente quello varato il 7 Agosto dal Consiglio dei Ministri e pubblicato in G.U. Venerdì 14, la vigilia di Ferragosto. Il D.L. n. 104, con i suoi 115 articoli, disciplina l’utilizzo, per quest’anno, di altri 25 miliardi di Euro di scostamento dal bilancio,arrivando a prevederne fino al 2029. Dopo i 20 miliardi del Decreto “Cura Italia” ed i 55 miliardi del Decreto “Rilancio”, lo scostamento totale per quest’anno arriva così a 100 miliardi.

Anche questo decreto destina una grande quantità di risorse alle imprese, per garantire loro “sostegno” e “rilancio”, come la denominazione del “Capo VI” recita, con varie modalità, compresi esoneri e moratorie, a partire dai settori economici più colpiti dalla “crisi da COVID”. Si tratta in primo luogo del turismo, della ristorazione e della cultura, oltre che dei trasporti, ed anche con erogazioni “a fondo perduto”. Vengono stanziati inoltre 1,5 miliardi di Euro per società controllate dallo Stato. Altri miliardi di Euro sono per i prossimi anni su rifinanziamenti di strumenti di supporto ad imprese; in particolare per il prossimo triennio al Fondo per le piccole e medie imprese (p.m.i.) 7,8 miliardi di Euro verranno utilizzati per le garanzie di accesso al credito. I finanziamenti fanno la parte del leone.
Oltre che per finanziamenti e proroghe per i pagamenti degli Enti territoriali, che spesso favoriscono indirettamente il capitale, come avviene per il taglio indiscriminato dell’IRAP è anche nel “Capo I”, dedicato al “sostegno al lavoro”, che si ritrovano ulteriori finanziamenti per gli imprenditori. Per le imprese del Sud e delle altre “aree svantaggiate”, ad esempio, nell’ultimo trimestre dell’anno comincerà ad essere lo Stato a pagare il 30% dei contributi pensionistici dovuti dalle aziende. Inoltre è passata la destinazione di fondi anche a «iniziative strategiche, da realizzarsi mediante operazioni finanziarie, inclusa la partecipazione diretta o indiretta al capitale, a sostegno delle imprese e dell’occupazione, anche nel Mezzogiorno»; probabile che ciò avverrà per la ex-ILVA.
Dopo vari tentennamenti ed il dialogo con i sindacati confederali, il blocco dei licenziamenti di massa “per COVID-19”, in scadenza il 17 Agosto, è stato prorogato oltre la fine dell’emergenza (prevista, come già detto, per il 15 Ottobre), ma in modo “variabile”. Potrà, cioè, terminare da metà novembre fino, al massimo, al 31 Dicembre o oltre, a seconda dell’uso che le aziende avranno fatto delle altre 18 settimane di CIG (ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga) di proroga “per emergenza COVID”, previste dal medesimo decreto.
Per quanto riguarda le articolazioni della proroga della CIG, le prime nove settimane, anche non continuative, saranno sempre a totale carico dello Stato, che peraltro ha impegnato metà dello stanziamento per sgravare le imprese dagli oneri per la CIG, mentre le seconde nove settimane lo saranno solo per le aziende che nel primo semestre hanno perso almeno il 20% di fatturato. Le aziende che hanno già usato la CIG tra Maggio e Giugno, e cui non ne necessiterà il rinnovo, possono chiedere l’esonero totale dei contributi previdenziali, rinviando i licenziamenti fino a fine esonero.

L’obiettivo dell’intero articolato sulla concessione indiscriminata della cassa integrazione (vera o falsa che sia) ha il solo obiettivo di cercare di diluire la bomba sociale dei licenziamenti di massa che si prospettano, evitando un loro vero blocco, ovviamente sgradito a Confindustria, che peraltro già si mostra insofferente per questa dilazione, con un contestuale ulteriore massiccio trasferimento di risorse pubbliche alle imprese.

Anche sui licenziamenti sono stati raggiunti accordi nella maggioranza e con i sindacati confederali, che sono stati riportati nel “Decreto di Agosto”, legandoli all’uso degli ammortizzatori sociali. Restano sospesi i licenziamenti collettivi ed individuali, infatti, fino al termine delle 18 settimane di CIG, oppure fino al termine dell’esonero per l’impresa dal pagamento dei contributi previdenziali, salvo il caso della chiusura della attività. In questo caso i licenziamenti saranno legittimi, come quelli derivanti da “accordo collettivo” per i quali sarà disponibile il sussidio NASPI (Nuova Assicurazione Sociale Per l’Impiego) per i licenziati, che, di norma, sarà prorogato di due mesi per chi già ne usufruisce.
Se non cambia qualcosa, da metà del prossimo Novembre in poi si assisterà ad una ripresa in grande stile, seppure spalmata nel tempo, dei licenziamenti collettivi, con un padronato rinfrancato, oltre che dagli ingenti finanziamenti ricevuti, dalla indiscutibile discrezionalità concessagli, e perciò ancora più forte. Tra l’altro, ad esso è stata data, infatti, anche la facoltà fino al 31 Dicembre di prorogare i contratti a termine senza bisogno di indicare la causale, mentre è passato come “incentivo all’occupazione” l’esonero per sei mesi del contributo previdenziale di parte padronale per quelle aziende che assumeranno a tempo indeterminato.

Da Gennaio ’21 poi dovrebbero, nella migliore delle ipotesi, essere disponibili 20 miliardi di Euro provenienti dal Piano europeo “Sure” per prorogare di fatto almeno una parte dei licenziamenti e cercare di ritardare l’esplosione della “bomba sociale” incombente. Altrimenti, finita la CIG, da parte padronale resteranno solo le possibilità di ricorso a contratti di solidarietà e riduzioni di orario (e perciò anche di salario). Per chi è già in forte difficoltà saranno erogati “una tantum” altri 400 Euro come “Reddito di emergenza” entro il 15 Ottobre, mentre solo per i lavoratori stagionali vengono deliberate nuove indennità.
Il D.L. n. 104, licenziato dal Consiglio dei Ministri Venerdì 7, prima delle “brevi” ferie del Parlamento (che si è riconvocato “già” per il 31 Agosto), accontentando in parte i richiami di Confindustria, nelle intenzioni dovrebbe servire a tranquillizzare tutti per l’immediato, vista anche la scadenza del 20 e 21 Settembre per l’“election day 2020”, quando si terranno il referendum confermativo della riduzione del numero dei parlamentari ed elezioni locali in sette regioni e diversi comuni, anche importanti.

Per l’affluenza alle urne, sperano che vi sarà un reciproco effetto di trascinamento fra elezioni e referendum. Mentre le elezioni verranno lette come un test politico per i due schieramenti, di maggioranza e di opposizione, il referendum rappresenta l’approdo istituzionale della demagogia pentastellata “contro la casta”, peraltro ormai “in soffitta”. La più che probabile vittoria dei SI alla modifica costituzionale, dato anche che non è previsto “quorum”, renderà ancora più snella e più efficace la politica dei “comitati di affari” della borghesia nazionale.
Anche se, nel merito, non è sbagliato votare NO, il terreno dei lavoratori è certamente un altro. Il Decreto, che dilaziona i licenziamenti, non bada nemmeno a prevedere una qualche tutela stabile per i lavoratori in difficoltà, ma si pone unicamente l’obiettivo di tutelare le imprese ed il PIL, per minimizzarne il calo a fine anno, peraltro previsto di oltre il 12%, mantenendo, per quanto più gli è possibile, la pace sociale. Altro che la “fine della povertà”, di cui farneticava L. Di Maio!… O forse si riferiva solo a se stesso.
I problemi per i lavoratori sono gli effetti della crisi, che il capitale intende far pagare loro, anche se in modo graduale, onde evitare esplosioni sociali, che potrebbero mettere in discussione l’ordine costituito. La stessa pandemia, non ancora in fase calante nel mondo, minaccia soprattutto i ceti deboli dentro e fuori degli ambienti di lavoro ed il personale sanitario. Occorre vigilare e lottare apertamente per la salute e la sicurezza, non transigendo sulle necessarie tutele, e cercando il collegamento e l’unità anche fuori dai confini nazionali. Le mobilitazioni su questo terreno sono oggettivamente unificanti.
Ma non basta.

Non possiamo attendere lo scoppio ritardato della bomba sociale per avviare mobilitazioni di protesta, a partire sì dalle situazioni più colpite direttamente, ma puntando da subito ad estenderle e generalizzarle. Si tratta di ricucire l’unità degli sfruttati e degli oppressi anche sul terreno sindacale, indipendentemente dalle divisioni di etnia, nazionalità, sesso, età e/o religione, volta a volta alimentate dalle controparti.