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Pierre Carniti: cosa penserebbe oggi di certi sindacalisti e di certi lavoratori ?

15 Agosto 2020   Notizie
 

È morto il 5 giugno 2018, a 81 anni, Pierre Carniti, storico sindacalista dalla Cisl .  Il decesso è avvenuto presso l’ospedale generale Madre Giuseppina Vannini a Roma dove il sindacalista era ricoverato. Negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate. Nato a Castelleone, in provincia di Cremona il 25 settembre del 1936, nipote della poetessa Alda Merini, nel 1970 era diventato segretario della Fim, l’organizzazione dei metalmeccanici della Cisl, di cui era diventato poi segretario dal 1979 al 1985.  GUARDA VIDEO

Sindacalista puro, credente convinto

Io non ho avuto la fortuna di incontrarlo, di conoscerlo personalmente; molti di voi qui presenti sarebbero più qualificati di me per tratteggiare la figura, la personalità, la spiritualità, il servizio di Pierre a difesa degli ultimi. Molto bella la definizione che ho trovato sui giornali: “Cattolico impegnato ed un operaista”.

Io sono stato invitato a presiedere questa Eucaristia – credo – per il mio servizio nella Caritas di Roma, in nome della “Caritas “, che vuol dire carità come amore per Dio e inseparabilmente amore per l’uomo, immagine e somiglianza di Dio fino dalla prima pagina della scrittura ebraico-cristiana. Coloro che mi hanno chiesto questo servizio, ricordando i pensieri di Pierre Carniti  “ l’ occuparci dei più deboli, l’andare oltre la quotidianità del mestiere, ridistribuire il lavoro e la ricchezza, il governare i nuovi processi di digitalizzazione, costruire un mondo migliore, con un po’ più di uguaglianza e di giustizia sociale” lo hanno visto come l’uomo, il cristiano che, avendo ascoltato le parole di Cristo “…va e anche tu fa lo stesso”,  può certamente essere definito il difensore dei poveri.

Non lo ho conosciuto di persona, dicevo, ma chi lo ha conosciuto e frequentato mi dice che Pierre Carniti è stato un vero servitore anche della carità, dell’amore sostanziale, senza ostentazioni di sorta, come capacità di pensare agli altri, di difendere gli altri che sono senza difesa, di reclamare in nome degli altri, soprattutto dei poveri, dei giovani, degli abbandonati da tutti.

Una volta si parlava di classe operaia e i sindacati apparivano da quella parte, oggi non si parla più di classe, ma i poveri, uomini e donne, i giovani e disoccupati e senza reddito, gli immigrati senza accoglienza ci sono sempre, e sempre di più; bussano non solo alle nostre porte ma soprattutto alla nostra coscienza.

Diamo l’ultimo saluto a Pierre Carniti: chi con lui ha lavorato anche intellettualmente, mi dice,  che la sua fede cristiana era autentica, senza clericalismi, senza cedimenti nostalgici, senza richiesta di tutele clericali dove non sarebbero state giuste: mai la fede al servizio del potere e neppure strumentalmente usata per la lotta contro i poteri ingiusti.

Laicità cristiana come capacità di distinguere ciò che è di Cesare e dei governati da Cesare, ogni Cesare legittimo e rispettoso della libertà dovuta, e ciò che è di Dio e tocca la profondità della coscienza libera di ogni persona e soprattutto delle persone che pur cittadini come tutti hanno particolare bisogno di essere difesi.

Leggo le agenzie su di lui: “sindacalista puro”! Che vuol dire, che nel suo caso, quella purezza è davvero realtà constatata da tutti. Lo dice chi ha vissuto con lui: nessuno mai ha potuto impadronirsi del pensiero, dei sentimenti e del cuore di Pierre Carniti, che da lontano appariva sempre controllato e persino sempre ironico con chi pretendeva di essere lo scopritore delle novità strumentali…

Dove collocarlo allora, con rispetto e amicizia – siamo qui anche per questo – in questo pensiero di saluto che avviene nella luce della fede e della promessa di resurrezione?

La mia mente va spontaneamente a due pagine del Vangelo. La prima è quella delle Beatitudini che annuncia il rovesciamento dei criteri del potere mondano: “beati i poveri nello Spirito”, che non vuol dire quelli che fanno finta di essere poveri ma poi vivono diversamente, anche alle spalle dei veri poveri. Vuol dire anche e soprattutto coloro che si fidano totalmente della loro coscienza illuminata dalla fede reale, magari non esibita, da sfidare l’apparenza contraria di questo mondo: di essi è il Regno dei Cieli…

Ma qui ed ora non basta! C’è un’altra pagina del Vangelo che forse disegna ancora meglio la realtà di quello che può essere visto in tutta l’opera di una persona come Pierre Carniti: cristiano integrale, lui aveva capito,  magari senza neppur mai soffermarsi con particolare insistenza, quello che abbiamo ascoltato poco fa nel Vangelo di Matteo al capitolo 25. Papa Francesco ha detto spesso che “qui è il nucleo cui nella fede cristiana tutto si riduce”! Il significato di quel “beati”, di quel “venite benedetti dal Padre mio perché avevo sete e mi avete dato da bere, avevo fame mi avete dato da mangiare, ero nudo e mi avete vestito, ero forestiero e mi avete accolto”… dice che ciò che conta

non è che, magari, hai frequentato il tempio, ogni tempio laico, e ce ne sono anche troppi, e anche religioso, ma non hai riconosciuto la presenza del Dio vero nel piccolo abbandonato, nel povero disprezzato, nell’affamato lasciato morire, e nell’immigrato abbandonato alle onde del mare che chiamiamo “nostrum”, diventato un cimitero all’aperto..

Allora …la verità è altra: “quello che avete fatto a uno di questi piccoli lo avete fatto a me!” Ecco.

Qui ed ora, in questo saluto comune e diversificato in tanti di noi, si potrebbe quasi affermare che tutta l’azione e tutto il pensiero– c’era! Un pensiero colto e informato, curioso… qualcuno ha scritto di lui “intellettuale raffinato” – di Pierre Carniti possono riassumersi nella coscienza forte,  magari non spesso proclamata, ma avvertita come essenziale del fatto che quello che conta nella vita di ciascuno di noi non è solo e non tanto conoscere Dio, ma soprattutto riconoscerlo nell’ultimo, dimenticato da tutti, che ci si presenta davanti, nel disoccupato che chiede di essere difeso, nel piccolo che chiede di essere protetto, nell’anziano che corre rischio di essere abbandonato. “Venite benedetti dal Padre mio perché è vostro il regno dei cieli”: una parola di speranza eterna che non contrasta le speranze terrene, ma le alimenta con il servizio agli ultimi.

Questo – pare una novità, ma è Vangelo – vuol dire, conoscendolo o non conoscendolo, essere veramente al servizio di Dio e riconoscere nell’uomo che ti si accosta l’immagine di Dio. E questa è anche la condizione per riconoscere e rispettare nel modo dovuto quella immagine di Cesare che è stampata sulle cose di questo mondo: è la laicità autentica vissuta da un credente,  da un cristiano, da un sindacalista e riconosciuta da tutti noi qui. La riconosciamo nel ricordo di una vita che è stata autenticamente al servizio, anzi un servizio all’uomo nella luce più o meno esplicitamente riconosciuta della stessa presenza di Cristo Salvatore.

Prima di terminare permettetemi, però,  che io mi faccia ad alta voce una domanda: cosa avrebbe detto Pierre Carniti – oggi – dell’uccisione – domenica scorsa – di Soumayla Sacko, che viveva nella “lamieropoli” nella piana di Gioia Tauro? Cosa avrebbe gridato davanti alla tendopoli, che tutti guardano ma nessuno vede,  dove vivono tanti migranti costretti a lavorare in condizioni di schiavitù. Di Soumayla Sacko hanno scritto: “ era un cittadino, un bracciante, aveva una figlia di cinque anni. Era impegnato nella lotta allo sfruttamento ed lavorava per un salario di tre euro l’ora al giorno. Era un uomo, un lavoratore e un sindacalista. E’ stato assassinato”.

Si sono certamente incontrati – morti quasi nello stesso momento – davanti al volto di colui che tutti ama.

Per Pierre preghiamo. Ma anche per tutti i Sacko, che Pierre ha difeso in vita. Al Signore  raccomandiamo qui la realtà vissuta e da noi stimata ed amata di Pierre: sindacalista puro, cristiano convinto senza clericalismi, intellettuale capace di servire gli ultimi senza dimenticare nessuno. Riposi in pace!

*Direttore Caritas di Roma, omelia al funerale del 07/06/2018

======================================================================================================================================Franco Monaco  – Già Deputato Pd

  Non ha avuto l’eco che meritava la scomparsa di Pierre Carniti.          GUARDA IL VIDEO

Da tempo avevo perso i contatti con lui. Ma, ai miei occhi, egli ha sempre rappresentato una eminente figura di riferimento per il sindacato, per la politica, per il cattolicesimo sociale.

Uomo dalla tempra forte e dalle convinzioni granitiche, dai modi sobri e persino rudi, tipicamente lombardi, carismatico leader dei metalmeccanici, la Fim, e poi della Cisl tutta. Un innovatore, forse il sindacalista che più si è spinto avanti nell’attiva difesa del valore dell’autonomia e nella tensione all’unità del sindacato.

Una unità che, non per paradosso, passava attraverso un rapporto, insieme, positivo e dialettico con le altre organizzazioni sindacali. Quelle, segnatamente la Cgil, che, per storia e per cultura, facevano più resistenza all’idea che l’unità presupponesse una limpida autonomia da governi e forze politiche anche di sinistra. Un contrasto culminato nel 1984 nel referendum sulla scala mobile.

I suoi detrattori lo accusarono a volte di pansindacalismo, a volte di neocorporativismo. In realtà egli era perfettamente consapevole della circostanza che il sindacato rappresentasse una parte, i lavoratori, e che la politica, per statuto, l’interesse generale.

E tuttavia Carniti coltivava l’idea di una ben intesa politicità del sindacato sotto più profili: la convinzione che il conflitto, immanente all’azione sindacale, dovesse tuttavia inscriversi dentro l’orizzonte della cura per bene comune; il tema, caro ai padri fondatori della CISL, Giulio Pastore e Mario Romani, e da lui reinterpretato creativamente, della democrazia economica e della partecipazione dei lavoratori.

Infine e soprattutto Carniti fu un fervente cultore del confronto e della mediazione tra il potere pubblico e le parti sociali. Quella concertazione che i suoi detrattori bollavano come confusione di ruoli e di responsabilità, cogestione o consociativismo. Una scommessa sul dialogo sociale che è l’opposto del mito oggi in auge della disintermediazione. Ferma restando la distinzione e la reciproca autonomia, a suo avviso, la decisione politica, specie quando mirata a riforme di sistema, poteva e doveva trarre vantaggio dal metodo del confronto con le formazioni sociali.

Cariniti fu uomo di sinistra. Di una sinistra democratica e riformista. Sempre impegnato a discutere e cooperare con le altre organizzazioni sindacali, ma mai timido verso le pretese egemoniche della sinistra sindacale e politica di estrazione comunista. Prima con la sua azione sindacale, da ultimo quale fondatore del movimento dei Cristiano-sociali insieme a Ermanno Gorrieri, testimoniò come si potesse coniugare ispirazione cristiana e militanza a sinistra.

Una sinistra non politicamente subalterna ai moduli liberali (come una parte, allegramente revisionista, di quella di estrazione Pci, quasi dovesse espiare l’ “estremismo giovanile”), indisponibile allo scambio tra diritti sociali e diritti civili, con il sacrificio dei primi per conseguire i secondi.

Una sinistra che non abbocca alla retorica nuovista e che si ancora fermamente al principio (e all’obiettivo) della uguaglianza sostanziale possibile. Per lui, laburista cristiano, era inconcepibile che partiti che si dichiarano di sinistra teorizzassero e praticassero la disintermediazione, l’ostentato ripudio del dialogo con le forze sociali.

1983 Roma, manifestazione a piazza del Popolo. Nella foto il segretario generale della UIL, Giorgio Benvenuto, e Pierre Carniti segretario generale della CISL

Si spiega così la sua distanza critica dal corso politico recente nel quale un partito sedicente di sinistra come il Pd indulgeva alla disintermediazione quanto al metodo e alla subalternità al mainstream liberale quanto a bussola ideologica.

Un cristiano fieramente laico, infine, Carniti. Che non ha mai ostentato il suo credo religioso, ma che lo ha inverato nei suoi comportamenti, informati a coerenza e sobrietà (sosteneva che lo stipendio di un sindacalista dovesse essere equiparato a quello di un operaio specializzato): nella sua azione sindacale e politica; nel valore assegnato al lavoro e alla solidarietà; nel senso della terzietà delle pubbliche istituzioni.

Si pensi al suo rifiuto, opposto con fermezza ma senza clamore, alla nomina a presidente della Rai. Un uomo come lui, irriducibile cultore dell’autonomia della società e delle istituzioni, non poteva concedersi a una Rai allora (e tuttora) occupata dai partiti.

Dunque, Carniti è espressione esemplare di una cultura – quella cristiano-sociale – oggi poco rappresentata ma decisiva per chi volesse applicarsi all’opera rifondativa di una sinistra laica e cristiana a sua volta essenziale alla democrazia italiana mai come ora in sofferenza.