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Dossier Colao: colpisce i lavoratori e favorisce i padroni pubblici e privati- Eccolo!

14 Giugno 2020   Notizie
 

Capitale che va, capitale che viene, alcune parti del dossier Colao, ove viene proposto l’ennesimo condono fiscale, sono destinate a dividere anche il fronte padronale.

Si parla di emersione del contante, che significa regolarizzare i soldi portati illegalmente all’estero. Una manciata di soldi in più nelle casse dello Stato cui corrisponde però una sorta di incentivo a evadere le tasse nel futuro prossimo. Il tema dell’impunità degli evasori è sempre verde dentro la compagine finanzieri e dei governi che li tutelano.

Perfino l’uomo della spending review, Carlo Cottarelli, parla di concessioni inaudite all’evasione fiscale, con tanti soldi che potrebbero essere riportati in Italia senza alcuna conseguenza penale per essere subito riutilizzati dalle stesse aziende che hanno, nel corso degli anni, disinvestito in Italia, delocalizzato tante produzioni portando all’estero ingenti capitali.

C’è quindi all’orizzonte uno scontro all’interno del padronato italiano? Stando all’incipit del dossier diremmo di no (ci ritorneremo più avanti) ma lo scontro in atto è sugli investimenti, dove destinare e a chi i soldi, ricordando che il condono del contante portato all’estero è uno dei cavalli di battaglia di Renzi e Italia Viva.

In una delle prime interviste alla stampa, anche l’attuale presidente di Confindustria non è stato tenero con quella parte del capitalismo finanziario che ha scelto di portare i capitali nei paradisi fiscali.

Servirebbero pagine e pagine per soffermarsi sui singoli punti del Piano Colao, accontentiamoci allora di sviluppare solo alcuni ragionamenti, parziali ma indispensabili, per non subire la fascinazione dei tecnici del capitale, anzi per smontare pezzo dopo pezzo i contenuti del piano di rilancio per i prossimi due anni.

L’inizio è tutto un programma. Citiamo testualmente la prima scheda per capire la finalità del documento: “escludere contagio Covid da responsabilità penale e ridurre temporaneamente il costo delle misure organizzative anti contagio”.

Quali sono gli obiettivi? “Minimizzare l’aumento del costo del lavoro”, cercare una soluzione di compromesso a tutela (generica) dei lavoratori ma soprattutto delle associazioni datoriali. In che modo?

I contagi non sono neppure annoverati ai fini dell’andamento infortunistico onde evitare alle aziende ulteriori esborsi relativi ai premi assicurativi, anzi si propone di scongiurare da subito eventuali responsabilità delle imprese in presenza di contagi. Ogni eventuale addebito ai manager pubblici e privati è ritenuto non solo errato ma un autentico freno alla ripresa economica. Il contagio, visto che non potrà essere nascosto, non sia comunque addebitato ai datori di lavoro.

Avevamo ragioni da vendere quando scrivemmo che la ricerca della impunità per i manager pubblici e privati era l’obiettivo perseguito da più parti e che avrebbe messo d’accordo il Governo, le Regioni e i manager stessi. Avevamo ragione a dire che i protocolli sarebbero serviti a salvare tanti datori di lavoro dalle loro eventuali responsabilità in materia di contagio nei luoghi di lavoro. Del resto lo sanno bene a Taranto: ai padroni piacciono molto gli scudi penali. All’impunità di massa Colao aggiunge la defiscalizzazione per tutte le maggiorazioni previste dai contratti nazionali, per le ore di straordinario o i turni aggiuntivi festivi e notturni che saranno imposti con tanto di incentivazione fiscale, nel nome della ripresa, accrescendo i tempi e i carichi di lavoro.

Smart working: molto è già stato detto e scritto, si tratta di rivedere le normative esistenti piegandole alle esigenze del capitale; imporre una sorta di nuova etica del lavoro e codici di comportamento aumentando così gli strumenti di controllo dispotico da parte del capitale. I codici etici, è bene ricordarlo, sono sovente utilizzati per colpire i lavoratori scomodi, come quelli che hanno denunciato carenza o assenza di dispositivi di protezione individuale. La modalità smart si presenta allora come forma privilegiata, anche dopo la pandemia, per sburocratizzare e ammodernare la Pubblica Amministrazione, per disinnescare ogni forma di conflitto e di rivendicazione contrattuale rilanciando gli strumenti di controllo, il lavoro a progetti e il ciclo della performance.

Altro aspetto dirimente riguarda il rinnovo dei contratti a tempo determinato. Il Piano propone la cancellazione delle causali per utilizzare le tipologie di lavoro precario. Lo fa in termini più sfumati ipotizzando la deroga temporanea al Decreto Dignità per tutto l’anno in corso. Centralità dei contratti precari è sinonimo di ripresa del lavoro? L’esperienza acquisita negli ultimi 30 anni e la quasi totalità degli studi in materia, compresi quelli degli uffici del Senato, dicono l’esatto contrario, quanto più precarizziamo il lavoro tanto più il paese arretra.

E poi incentivi per la capitalizzazione delle imprese, profonda revisione della materia societaria, il solito sistema premiante per le aziende nel favorire l’emersione del lavoro nero con sanatorie per il pregresso, liberalizzazione del sistema degli appalti, un tema scottante e non solo per le infiltrazioni mafiose e criminali ma per il semplice fatto che dentro quel mondo vige la riduzione sistematica del costo e delle tutele del lavoro tra contratti part time da fame e situazioni di estrema ricattabilità.

La riforma degli ammortizzatori sociali era una delle rivendicazioni forti della Ue in cambio dei prestiti accordati all’Italia e puntualmente la ritroviamo nel dossier Colao che disegna la cassa integrazione come periodo di formazione attraverso piattaforme comuni tra il pubblico e privato. Da qui ci indirizziamo verso una strada lastricata di insidie e non è infondato pensare al ritorno ai voucher, obbligando i lavoratori scarsamente produttivi (magari per motivi di salute) ad attingere a dei bonus per andare in cassa. Magari parleranno di recupero psico fisico, formule generiche per occultare invece la lenta e inesorabile marginalizzazione dei più deboli dal mondo lavorativo.

Ci sarebbe da dire molto altro in tema di grandi opere e ambiente, di qualità della scuola, sempre più bistrattata e piegata alle esigenze dell’impresa, di sanità che nemmeno la pandemia fa ripensare in termini di prevenzione e ripubblicizzazione, ma ci fermiamo a questi punti, consapevoli di avere reso alcune idee sulle finalità del dossier.