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LA CIRCOLARE MADIA QUADRA LA QUESTIONE DEL PRECARIATO? Resta fuori il 400% !!!

28 Novembre 2017   Comunicati
 

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DELIBERA ASST LODI N. 964

DELIBERA ASST LODI N. 978

DELIBERA ASST LODI N. 996 A MODIFICA DELIBERA N.964

LA CIRCOLARE MADIA QUADRA LA QUESTIONE DEL PRECARIATO?

E’ stata rilasciata la circolare Madia per la stabilizzazione di 50 mila precari storici. Sia tratta della circolare nr. 3/2017 che fornisce gli indirizzi operativi per le Pubbliche amministrazioni in materia di superamento del precariato storico e valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile.

La circolare emanata il 23 novembre fornisce gli indirizzi operativi per l’applicazione del decreto attuativo della Riforma della PA nr. 75/2017; ossia del decreto conosciuto ai più come norma “salvaprecari”.

Superamento del precariato storico – stabilizzazione diretta

Come ricorderete, l’art. 20 del d. lgs. nr. 75/2017 (Superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni) prevede la possibilità per le Pubbliche amministrazioni di assumere a tempo indeterminato, nel triennio 2018-2020, personale non dirigenziale che possegga tutti e tre i seguenti requisiti:

  • risulti in servizio, anche per un solo giorno, dopo il 28 agosto 2015 , con contratto a tempo determinato presso l’amministrazione che deve procedere all’assunzione;
  • sia stato assunto a tempo determinato attingendo ad una graduatoria, a tempo determinato o indeterminato, riferita ad una procedura concorsuale – ordinaria, per esami e/o titoli in relazione alle medesime attività svolte; la procedura può essere stata espletata anche da amministrazioni pubbliche diverse da quella che procede all’assunzione;
  • abbia maturato, al 31/12/2017, alle dipendenze della stessa amministrazione che procede all’assunzione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

In merito al punto 1), la circolare Madia specifica che rientra nella stabilizzazione anche chi, all’atto dell’avvio delle procedure di assunzione a tempo indeterminato non è in servizio. Tuttavia si precisa che, ha la priorità di assunzione il personale in servizio alla data di entrata in vigore del d. lgs. 75/2017 (22 giugno 2017). Questo criterio risulta essere prioritario a tutti gli altri criteri eventualmente stabiliti dall’amministrazione per definire l’ordine di assunzione a tempo indeterminato.

Computo dei 36 mesi

In merito al punto 3), la circolare precisa che ai fini del computo dei 36 mesi negli ultimi otto anni, valgono anche i periodi riferiti a contratti diversi, anche come tipologia di rapporto, purché riferiti alla medesima amministrazione e alla medesima attività.

Restano esclusi da questo conteggio:

  • i contratti di lavoro a tempo determinato per incarichi dirigenziali, salvo quanto previsto per il personale, anche dirigenziale, del Servizio Sanitario Nazionale;
  • il personale docente, educativo e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) presso le istituzioni scolastiche ed educative statali;
  • i contratti di somministrazione di lavoro presso le pubbliche amministrazioni (comma 9).
    Stabilizzazione indiretta

Il c. 2 dell’art 20 consente, per il triennio 2018-2020, di bandire concorsi riservati, in misura non superiore al 50% dei posti disponibili per i precari che:

  • risultino titolari, successivamente alla data del 28 agosto 2015 di un contratto di lavoro flessibile ( anche co.co.co) presso l’amministrazione che bandisce il concorso: abbiano maturato, al 31/12/2017, almeno 3 anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi 8 anni, presso l’amministrazione che bandisce il concorso. Le modalità di svolgimento delle procedure concorsuali riservate di cui all’articolo 20, comma 2, sono descritte nell’atto interno della PA. Inoltre, si legge nella circolare, che non è necessario, esperire una preventiva mobilità prevista dall’art. 30 d.lgs. 165/2001 proprio perchè, le speciali procedure di reclutamento previste dal decreto Madia, hanno una disciplina che sottende un interesse prevalente rispetto alla mobilità stessa.

Adempimenti della PA

Per poter assumere a tempo indeterminato, è necessario che le PA abbiano previsto talli figure da assumere nel Piano Triennale del Fabbisogno del personale e, abbiano previsto la relativa copertura finanziaria.

Ove non ancora vi sia un piano di fabbisogno, le Amministrazioni possono procedere alle assunzioni di cui all’art. 20 a partire dal 2018, tenendo conto dei limiti derivanti dalle risorse finanziarie a disposizione e delle figure professionali già presenti nella pianta organica.

E’ opportuno, precisa la circolare che le Amministrazioni operino una “ricognizione del personale potenzialmente interessato e delle esigenze di professionalità da reclutare. Ciò al fine di poter definire anche in modo coerente, nel piano dei fabbisogni, le professionalità da reclutare sia in relazione al reclutamento ordinario rivolto all’esterno sia di quello speciale dedicato al superamento del precariato ed alla valorizzazione delle esperienze lavorative.

Si chiede alle amministrazioni di adottare sempre un atto interno in cui si evidenzi il personale in possesso dei requisiti per la stabilizzazione diretta. Si dovranno inoltre evidenziare quelli per cui è possibile, a mente del comma 2 dell’art. 20, indire un concorso a tempo indeterminato con riserva di posti.

Risorse aggiuntive per la stabilizzazione

La circolare attuativa specifica che per poter procedere alle assunzioni a tempo indeterminato di cui all’art. 20, le Amministrazioni possono “utilizzare, in deroga all’ordinario regime delle assunzioni e per finalità volte esclusivamente al superamento del precariato, le risorse dell’articolo 9, comma 28, del d.l. 78/2010 , calcolate in misura corrispondente al loro ammontare medio nel triennio 2015-2017. Tali risorse, quindi, possono elevare gli ordinari limiti finanziari per le assunzioni a tempo indeterminato previsti dalle norme vigenti, purché siano destinate per intero alle assunzioni a tempo indeterminato del personale in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 20 e nel rispetto delle relative procedure”.

Divieto di instaurare nuovi rapporti di lavoro flessibili e proroga dei contratti

Il comma 5 dell’art. 20 del “decreto salvaprecari” fa divieto alle amministrazioni, fino alla conclusione delle procedure di stabilizzazione dei precari, di instaurare ulteriori rapporti di lavoro flessibile per le professionalità interessate dalle predette procedure.

Diversamente, per chi partecipa alle procedure di stabilizzazione, è ammessa la proroga dei contratti a termine nelle more della conclusione delle procedure speciali di reclutamento. Qualora le amministrazioni intendano accedere alle procedure di reclutamento speciale a partire dal 2018 e, siano in grado di indicare le professionalità da reclutare secondo risorse e fabbisogni; possono effettuare la proroga o il rinnovo dei contratti a termine dei precari anche prima dell’inizio delle procedure di stabilizzazione eciò, al fine di garantire la continuità dei servizi.

Enti di ricerca e dipendenti SSN

La circolare chiarisce e precisa anche le specificità previste per gli enti di ricerca e per i lavoratori del SSN. Così, per i primi. tra i contratti flessibili si devono far rientrare anche i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e anche i contratti degli assegnisti di ricerca. Agli enti di ricerca non si applica neanche il divieto di instaurare nuovi rapporti di lavoro flessibile di cui all’articolo 20, comma 5, purché siano rispettati i vincoli finanziari previsti dalla normativa vigente.

Lavoratori socialmente utili

Anche per loro è possibile applicare l’art. 20 comma 14. La norma in questione:

posticipa al 31 dicembre 2020 il termine finale del 31 dicembre 2018 entro il quale è possibile definire i processi di assunzione dei soggetti interessati;
amplia le risorse finanziarie utilizzabili, atteso che è possibile ricorrere, oltre ai finanziamenti statali e regionali e alle facoltà assunzionali nei limiti previsti dalla normativa vigente, anche all’utilizzo della spesa storica;
prevede la possibilità di prorogare gli eventuali contratti a tempo determinato fino al 31 dicembre 2018, nei limiti delle risorse disponibili e tenuto conto di quelle utilizzabili a seguito di quanto definito con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, coerentemente al piano di stabilizzazione definito da ciascuna amministrazione. Con successivo DPCM saranno indicate le condizioni necessarie per l’attuazione della relativa disciplina.
Modifiche all’art. 35 Testo Unico del Pubblico Impiego

L’art 35 del d. lgs. 165/2001 reca norme in materia di reclutamento del personale nella PA; in particolare, il comma 3-bis, prevede la possibilità, per le pubbliche amministrazioni, di bandire concorsi per titoli ed esami finalizzati a valorizzare, con l’attribuzione di apposito punteggio, l’esperienza professionale maturata da personale che abbia maturato almeno tre anni di servizio, con rapporto di lavoro flessibile, nello stesso ente che bandisce il concorso.

L’articolo 6, comma 1 lettera b), del d.lgs. 75/2017 ha sostituito alla lettera b), il riferimento al solo contratto «di collaborazione coordinata e continuativa» con quello, più ampio, al contratto «di lavoro flessibile» ciò comporta che la valorizzazione dell’esperienza professionale maturata dal personale si possa riferire ad una più ampia platea e, dunque, a tutte le tipologie di lavoro flessibile compreso i titolari di contratti di somministrazione di lavoro e, anche i contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati nel rispetto della normativa vigente ratione temporis.

Il pasticciaccio della stabilizzazione dei precari pubblici

Resta fuori il 400%

E’ uscita, forse anche prima del previsto ma decisamente tardi se consideriamo che numerosi enti hanno già approvato il piano triennale delle assunzioni (e sarà necessario rivederlo includendo la stabilizzazione dei precari in possesso dei requisiti previsti), la circolare Funzione Pubblica 3/2017, quella che dovrebbe indicare le linee guida per la stabilizzazione dei precari, la terza stabilizzazione dopo quelle avvenute nel biennio 2007\8.

E’ sconcertante che nessuno, men che mai il sindacato, abbia avviato una riflessione critica sulle stabilizzazioni di 10 anni fa che esclusero numerosi precari e tipologie di lavoro. Fare tesoro delle esperienze passate dovrebbe servire a non ripetere, nel presente e in futuro, i medesimi errori, tuttavia le leggi che regolano le scelte politiche sono ben altre, di conseguenza il numero dei precari da stabilizzare è stato deciso a tavolino, numero compatibile con i patti di stabilità e la ridotta facoltà assunzionale degli enti, un calcolo ragionieristico di stampo liberista ma assolutamente non veritiero.

Ma quanti sono i precari?

Il Ministro Madia era troppo impegnata a far approvare i suoi decreti che stravolgono il lavoro pubblico per fare la sola cosa utile e ragionevole: una circolare che obbligava gli enti alle ricognizioni interne ricostruendo i rapporti precari dell’ultimo decennio per fornire dati precisi sui contratti, sulla loro durata e tipologia.

La circolare paradossalmente chiede solo ora agli enti di fare quella ricognizione che avrebbero dovuto fare un anno fa, prima ancora di stabilire a tavolino il numero (falso e insufficiente) delle 50 mila stabilizzazioni.

La storia degli ultimi dieci anni insegna che i precari di allora non sono stati assorbiti e molti altri si sono aggiunti, c’è poi chi ha operato altre scelte di vita scappando via dagli enti pubblici, quindi il numero dei precari può essere imprecisato ma incrociando alcuni dati e articoli non è azzardato parlare (e ci teniamo bassi) di oltre 200 mila unità, più del 400% delle stabilizzazioni previste dalla Madia. E poi quanti sono i contratti di somministrazione nel pubblico? Sarebbe utile saperlo visto che sono esclusi dalla stabilizzazione.

Per anni hanno detto che nella Pa si entrava con concorso, eppure gli enti di ricerca sono andati avanti per lo più con i contratti a chiamata diretta, la tipologia contrattuale nel pubblico è così variegata che le normative di legge sono state aggirate determinando situazioni caotiche. Per dirne una, il lavoratore a tempo determinato e vincitore di selezione che per 3\4 giorni non arriva ai fatidici 36 mesi viene escluso dalla stabilizzazione al contrario di chi ha ben oltre 36 mesi con contratti flessibili ed è entrato in un Ente di ricerca su chiamata diretta (clientelare?) e senza selezione alcuna.

Sia ben chiaro, per noi entrambi hanno i medesimi diritti ma il pasticciaccio della stabilizzazione dimostra che la confusione è stata creata ad arte per dividere i lavoratori vendendo poi la farsa della meritocrazia e della selezione come criteri guida per la gestione del lavoratore pubblico.

Concorsi e concorsini. L’imbuto è stretto

L’articolo 20, comma 2, del d.lgs 75/2017 prevede l’assunzione in ruolo di precari assunti senza selezione pubbliche, con una sorta di “concorsino”che formalmente rispetta il dettato della costituzione (negli enti pubblici si entra per concorso) ma non nella sostanza.

Il vero problema è che i precari senza concorso sono talvolta in possesso di elevati requisiti professionali e sono risultati indispensabili per la ricerca (e non solo quella).

Ma torniamo alla circolare facendo notare che tra la stessa e la legge di riferimento, quella delle stabilizzazioni, ci sono rapporti strani, la circolare semplifica il dettato di una legge fumosa, costruita ad arte per essere interpretata in termini ristrettivi, per esempio sono ammobiditi (meno male) i requisiti soggettivi, basta avere raggiunto i 3 anni negli ultimi 8 anche non continuativi e con varie tipologie contrattuali. Ironia della sorte, molti enti pubblici avevano fermato i contratti a tempo determinato prima del raggiungimento dei 36 mesi, quindi chi aveva vinto una selezione si è visto bloccato prima di raggiungere i requisiti della stabilizzazione , per questo viene escluso da eventuali ripescaggi da una circolare che avrebbe dovuto invece prendere in esame tutti i casi .

Evidentemente chi scrive le circolari non conosce il lavoro pubblico per come è realmente ma si relaziona solo agli uffici contabili o risponde a esigenze elettorali, sicuramente non di giustizia sociale. Se così non fosse ricorderebbero che il limite dei 36 mesi come durata massima dei contratti a tempo determinato ha spinto gli uffici a sospendere prima del dovuto molti contratti nel timore di qualche causa di risarcimento (l’eventuale superamento non dà diritto alla assunzione nel pubblico)

L’art. 19 d.lgs. n. 81 del 2015, prevede infatti che il contratto a termine non superi 36 mesi, invece per i dirigenti a termine la durata del contratto può arrivare fino a 5 anni.

Ma la stabilizzazione è solo una possibilità, non ci sono obblighi di legge che vincolino ogni ente, del resto si prevede che le stabilizzazioni abbiamo procedure concorsuali a parte nei limiti del 50% delle assunzioni previste dal piano triennale. Paradossalmente alcuni enti potrebbero anche decidere di non stabilizzare i precari, non è previsto l’obbligo a stabilizzare un po’ come quando, prima dei concorsi, si procede, ai sensi di legge, con la mobilità del personale proveniente da altro Ente. Gli obblighi ai quali la Pa è sottoposta sono solo all’insegna del risparmio della spesa di personale. Del resto la stabilizzazione dei precari avrebbe dovuto essere esclusa dai tetti della spesa di personale, questa era una semplice rivendicazione che avrebbe messo d’accordo tutti i sindacati consentendo un pur parziale ricambio generazionale negli enti pubblici dove opera la forza lavoro più anziana d’Europa. Invece si sono scelte altre strade, si lasciano fuori tanti precari ai quali mancano pochissimi giorni per la stabilizzazione, si esclude la possibilità di richiamarli in servizio per raggiungere i requisiti necessari, e non se ne prendono in considerazione altri, per esempio chi ha almeno due anni. In questo caso il Governo avrebbe potuto pensare a nuove assunzioni o prolungamento dei contratti a tempo determinato, ma anche in questo caso la flessibilità delle norme vale solo se compatibile con la riduzione della spesa di personale. L’austerità, è il caso di dirlo, ha fottuto per la seconda volta il precariato.