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In Lombardia Maroni smantella l’assistenza sanitaria pubblica

18 Giugno 2017   Comunicati
 

Con una serie di atti di forza, senza nemmeno passare attraverso una discussione in Consiglio e incurante dei dubbi sulla non costituzionalità del suo operato sollevati da più parti attraverso ricorsi al Tar, la giunta regionale lombarda guidata dal caporione Roberto Maroni sta modificando radicalmente l’assistenza sanitaria in tutta la regione.

 

Due delibere, la n. 6164 del 3 gennaio e la n. 6551 del 4 maggio 2017 e una terza attuativa preannunciata, demoliscono difatti i pilastri su cui si fonda la legge nazionale sulla “riforma” sanitaria n. 833 del 1978.

 

Sulla base di queste nuove disposizioni in autunno tutti i pazienti che rientrano nella categoria “cronici e fragili”, il cui numero è stimato in circa 3.350.000, verranno invitati a indicare un “gestore”, che dovrà essere scelto da un apposito elenco, a cui attraverso un atto formale con validità giuridica denominato “Patto di Cura” dovranno affidare la gestione della propria salute.

 

Questo gestore avrà il compito di predisporre il Pai (Piano di Assistenza Individuale) prevedendo visite ed esami e non potrà essere modificato dal medico di medicina generale che potrà al massimo proporre allo stesso gestore delle integrazioni. Il gestore non dovrà essere necessariamente un medico ma potrà essere un ente anche privato e arrivare a gestire fino a 200.000 persone.

 

La vergognosa mercificazione della salute dei pazienti prevede anche che la Regione attribuisca per ogni

malato, sulla base della patologia, un corrispettivo economico al gestore, il quale se riuscirà a spendere meno potrà trattenere per sé una quota di quanto avanzato.

 

In tal modo risulta evidente come l’obiettivo del gestore, che il paziente non potrà cambiare prima di un anno, non sarà in alcun modo tutelare la salute del paziente ma conseguire il maggior guadagno economico possibile.

 

La figura del medico curante, che la Regione non ha potuto cancellare in quanto prevista dalla legislazione nazionale, è stata tuttavia privata di fatto di qualunque ruolo, sostituita da un manager e da una società che considererà ogni malato unicamente un potenziale produttore di guadagno.

 

Tutto il caos in cui versa la sanità pubblica con centralini regionali irraggiungibili, code interminabili agli sportelli o liste di attesa lunghe più di un anno per una visita è stato in realtà creato ad arte dalla dittatura regionale, per spingere sempre più i pazienti verso la sanità privata, che ora si vede servita su un piatto d’argento questa nuova legge per lucrare ulteriormente.

 

Occorre mobilitarsi subito per impedire l’attuazione di questa pericolosa controriforma che metterà a rischio la salute di milioni di persone oltre al personale delle strutture pubbliche e prepararsi anche a sconfiggere il governatore Maroni nel suo antinazionale progetto di referendum sull’autonomia regionale a cui questa controriforma si lega strettamente.

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